MISCELLANEOUS (part 2) - * * * You always will find different and probably interesting things!

Discover the playlist nvito11 with Ezio Bosso

"THE SOUND of D.DRAGONETTI's GASPARO da SALO' 1590 '' recorded FOR THE FIRST TIME in all over the World and more.

Brief article by dr. Vito D. LIUZZI (Italy)

January 11 2009

 

Now it's absolutely sure. For the first in the world it's possible, in the moment in which I write in my no correct English, to listen to the first recording of the very famous Domenico Dragonetti's doublebass, the "Gasparo da Salo' 1590", probably the most important doublebass of the ancient times. The Italian liuther maestro Sergio Scaramelli from Ferrara (Middle Italy), began to restored the famous doublebass in 2007. After this work of restoring, the italian soloist Giuseppe Ettorre recorded some Dragonetti's

works (when you listen to the Dragonetti's Waltz the soloist who plays the Gasparo from Salo' 1590 is just Giuseppe Ettorre). The other incredible thing is that Pino Ettorre has realized one DVD about Dragonetti's doublebass. It will be avaible as soon as possible. In fact there are some problems with the  "Procuratoria of San Marco". There's a legal question about the permission to decide how and when these recordings and DVD will be possible  to publish .

If you like, in another moment, I will try to explain all the question. But imho, from a legal point of view, there are no absolutely problems for publish these works.

The soloist Giuseppe Ettorre has recorded all the musics with a french bow, his Fracassi, and the other Waltz with the original Dragonetti's bow. Surely the gut strings are not the original ones. But it has been very and very difficult to play it for the first time and with no time to study on that double bass. For these reasons there are little imperfections in the performance, regarding to some noises you can listen.

 

                                     Vito Liuzzi

About DOMENICO TORTA (italian composer) and his beautiful works for double bass

Domenico Torta
Italian composer Domenico Torta was born in Riva presso Chieri in 1957 and gained his degree from the "G. Verdi" Academy of Music in Turin, tutored by Professor Enzo Ferraris.
Subsequently he studied advanced composition with Gilberto Bosco, Eros Cassardo and Guido Donati.
He has produced a significant body of music for double bass over the past few years, particulary for double bass ensemble (quartet and sextet), and his music is noted for its strong rhythmic momentum and drive, allied to inventive harmonies and melodies.
In 2002 Domenico Torta was commisioned by the Teatro Regio in Turin to write the incidental music for Patrick Susskind's play "The Double Bass", which was primiered later that year.
Works for double bass include Chili Suite (4Db), Recalling Rossini (4Db), Verdi & Friends (4Db) and Concerto for Double Bass & String Orchestra.

David Heyes 

Somerset, 2007        

 


Works for 6 Double Basses W. A. Mozart arr. Domenico Torta

This arrangiament of famous Mozart melodies was made for the bassists of the Orchestra of the Teatro Regio in Turin. Excerpts from The Marriage of Figaro, Don Giovanni, and Eine Klein Nachtmusik flow together in a rich and inventive tapestry of melodies, utilising the entire range of the double bass.
There are musical and technical challenges for each player and scope to display the lyrical, sonorous and virtuosic capabillities of the double bass throughout its solo register.
Bars 35-70 [Voi che sapete] can be performed as a separate piece for double bass trio.
 
Recital Music
Vale Cottage, The Hamlet, Templecombe, Somerset BA8 OHJ, Great Britain

This is a little example!

Domenico Torta Concerto for double bass and strings (also pf.). The part of ORCHESTRA is avaible under request.

The doublebass plays with SOLO TUNING.

 

 

This Concerto by Domenico Torta has been recorded with  EMILIO BENZI at the doublebass before his premature death for Nbbrecords.

Go to Emilio Benzi's page to find it.

BASILICA SAN MARCO in Venice (Italy) - In the bag there's Dragonetti's "Gasparo da Salo' 1590 " ready to be restored for the first time in all over the world from italian liuther Sergio Scaramelli

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THE BAJS - photos

A sort of little violone with only two strings (Croatia)

Probably a good way to set your strings in your pegbox!!

ENRICO FRANCIONI

His new Cd "Segni del Tempo"

My observations about Enrico FRANCIONI's Cd (in Italian)

“Nemo propheta acceptus est in patria sua”
     Partendo dal noto brocardo latino, il quale, nel caso specifico di “Segni del tempo” di Enrico Francioni, si spera vivamente che non abbia seguito, consideriamo questo lavoro musicale come l’ espletamento di varie situazioni sonoramente particolareggiate e ben delineate che, a nostro giudizio, risultano essere meritevoli di grande attenzione e cautela espositiva, specie nel giudicare la materia sonora che compone il compact disc.

 

Precisiamo. Quanto si va scrivendo non deve essere inteso come "critica" al Francioni, ma semplicemente come delle vere ed autentiche "osservazioni" rivolte da un collega all' altro.

 

     Come spesso accade in un ambiente teso a discostarsi dai parametri contenutistici più scontati e , talvolta, eccessivamente portati “in auge”, un primo problema che qui si pone è quello di carattere squisitamente definitorio: nel nostro caso non si lascia spazio che ad un’ unica e forse incontestabile definizione del lavoro di Francioni come “un poeta dell’ avanguardia classica con uno spunto di romanticismo contemporaneo”, affermazione che assomma in sé non tanto un filosofismo di tipo sofistico, bensì una considerazione che ben si attaglia ad una serie di brani che fluttuano nello spazio-tempo con una logica consequenzialità estremamente piacevole, anche per coloro che, per cultura propria o disattenzione innata a certi fenomeni sonori, mal percepiscono delle composizioni che si distaccano dal tradizionalismo di stampo classicheggiante, definizione quest’ ultima in sé e per sé già errata. Inomma, vi sono cose che è bene dire, ma che possono essere dette al momento inopportuno ed alle persone non idonee. Un caso potrebbe essere proprio questo, nostro malgrado.
Infatti ci troviamo innanzi ad un contrabbasso che, ad esempio, nel suo solipsimo più stravagante, si accompagna ad altri strumenti quali un ottavino, un flauto, un violoncello e niente di  meno che ad un arpa. Ma il Francioni contrabbassista-solista non ha elaborato questo lavoro con caratteristiche in cui la voce del caro mastodonte debba assumere la prevalenza, bensì si è voluto mettere in evidenza come sia l’ aspetto prettamente compositivo che quello esecutivo possano andare di pari passo a livelli creativi di un certo spessore e che, tra l’ altro, non vogliamo assolutamente decontestualizzare. Una chitarra, un flauto anche in Sol ed  altri strumenti citati  vengono manipolati con destrezza, abilità, intuizioni e spirito di non-protagonismo assolutamente apprezzabili, anzi meritevoli di grande attenzione da parte di una critica a volte più propensa a pensare in maniera eccessivamente intellettualistica che concreta, e propensa ad un’ analisi più semplicistica ma tecnicamente impreparata nel giudicare, osservare, minimizzare o massimizzare quella che è poi un’ Idea costante e lungimirante, a mò di quella che si può ritrovare in Segni del Tempo. Quella che abbiamo definito in questo lavoro compositivo come “materia sonora”, non può essere suscettibile di una facile catalogazione o definizione, poiché trattasi di risorsa conoscitiva-innovativa, sotto alcuni aspetti, e classicistica sotto talaltre angolazioni, che possiedono uno spirito romantico di alcune cellule sonore, anche microtonali, le quali forniscono un risultato finale estremamente differente e che abbraccia l’ ascoltatore "ben presente-e-non-assente" nella percezione dei brani che si susseguono con estrema logica di stampo razionalistico, non volutamente improvvisativa, ma estremamente coerente con se stessa per tutto il cammino sonoro che accompagna l’ ipotetico fruitore di tale Arte, non definibile aprioristicamente. Un discorso univoco, scevro da quella facile ripetitività che spesso si riscontra in fenomeni acustici similari a quello oggetto di questa analisi. E’ come dire che la critica più alta è la cronaca della propria anima. Essa ha maggior fascino che non abbia la Storia (nel nostro caso musicale) perché ne siamo oggetti noi stessi. Ben si confà anche l’ Idea secondo la quale tale Storia è più dilettevole della filosofia musicale, poichè l’ argomento è concreto e non astratto, reale e non fittizio. Unica forma civile dell’ autobiografia dell’ artista, che si aggira non intorno agli avvenimenti ma ai pensieri (musicali) della vita dell’ autore; non tratta di azioni o circostanze dovute a casi fisico-acustici, diremmo noi, ma che hanno per argomento gli aspetti spirituali e le passioni immaginative dello Spirito stesso. Esattamente come accade per il Francioni, compositore ma anche virtuoso del suo strumento, il contrabbasso, che attrae con un linguaggio sonoro affascinante e sotto talatri aspetti rinnova componenti idealistiche. Un lavoro di “effettistica” già riconosciuta da taluno? Assolutamente no! Altrimenti la composizione non avrebbe quella diversità e varietà che, tuttavia, costituisce il sottile filo conduttore preciso, puntuale e durevole in quello che si definisce lo Spazio-Tempo. Non vogliamo in questa sede operare una vivisezione di “Segni nel tempo”, anche perché non ve ne è l’ assoluta necessità. Ma alcune osservazioni particolaristiche e tecniche sono degne di nota, e non possiamo rifuggire da queste.
     Alcuni esempi potrebbero meglio far comprendere al lettore quello che si vuol mettere in evidenza, sottolineando come le tematiche del Francioni siano di per sé simili a “piccoli quadri pittorici”, la cui visibilità è tracciabile tramite l’ alternanza di suono-silenzio-suono o silenzio-suono-silenzio che ne ingrandisce l’ immagine senza alterarne i contenuti. Un flauto che si esprime con grande nitidezza espressiva, estrema pulizia dei suoni anche nei passaggi più ardui, l’ accentuazione estrema di dinamiche che partono da suono-zero per ripercuotersi in un infinito-ben-delineato (assurdità logica ma percepibile). L’ utilizzo di staccati espressi con grande virtuosismo tecnico-espressivo e l’ utilizzo di tutte le potenzialità espressive dello strumento fanno, ad esempio, di Flabrum un brano in cui le cellule melodiche finali, spesso ripetute, si avvalgono anche di una serie di “mordenti” che costituiscono una sorta di “osannazione” ad un tempo sì segnato, ma sempre ben cadenzato. Questo “segno nel tempo e del tempo” poteva essere il titolo più idoneo del lavoro ed il perché lo si potrà comprendere nel seguito di questo discorso che stiamo affrontando contemporaneamente e insieme ad un ipotetico ascoltatore. Il contrabbasso, sempre in quella pacatezza espressiva che delinea e permea l’ intero compact-disc, si avvale di tecniche sopraffine, come una riverberazione dei pizzicati sempre ben articolata e che scandisce questo “Tempo” da cui inesorabilmente l’ interprete-compositore-esecutore non riesce a distaccarsi; si avvale anche di un rincorrersi di suoni armonici che dimostrano grande sensibilità  espressiva, talvolta riecheggianti filosofie orientaleggianti ove il tempo è ben segnato, scandito e discretamente silenzioso.
     Di rilievo anche l’ affiancarsi di due strumenti opposti come il contrabbasso e flauto, i quali spesso riescono qui a riprodurre timbriche similari ed estremamente anche ben intonate, sebbene tutti i brani si contraddistinguano per l’ utilizzo di microtoni mai eccessivi o trasbordanti nel loro continuo esplicarsi o ripresentarsi. L’ aspetto principale, secondo noi, è questa voglia di costruire un “dialogo narrativo” vero e proprio, talvolta all’ unisono altre volte per terze od anche tramite dissonanze creative. Evidente il carattere introspettivo di Record’ en flans , dove la scrittura si presenta ben delineata ma mai semplicistica, fuorviante o eccessivamente retrospettiva; per non parlare della ripresa sonora di un contrabbasso sicuramente di eccellente livello, ove il “fraseggio” si esprime con grande attenzione rispetto all’ oggetto dinamico. “Contr’ tast” . Solo violino. Quasi una sfida della conoscenza compositiva sulle reali possibilità dinamico-espressive dello strumento. E qui si ripresenta una tematica cara a Francioni: l’ alternarsi di armonici ai limiti dell’ udibilità a cui fanno da contrasto i pizzicati che delineano l’ aspetto temporale, elemento questo unificatore di tutte le composizioni realizzate. Notevoli le conoscenze in merito alle potenzialità dello strumento, come già accennato in precedenza, ma con questo carattere quasi dimesso, e poi riscontrabile anche in altri brani, quasi a voler significare una forma di introspezione personalistica dell’ autore, che preferisce sempre ben cadenzare l’ utilizzo che viene fatto di un violino il quale si esprime con estremo lirismo e precisione tecnica. “Mestizia visiva”: un altro aspetto ricorrente di cellule melodiche che aprono e chiudono un discorso talvolta più che suonato, oseremmo dire, “parlato”. Il frusciato degli armonici nel violino si ricollega a quel discorso espresso in precedenza circa la visione di “ quadri pittorici” ; molto precisi i passaggi fra pizzicati e suoni sulla tastiera, che esprimono un’ affidabilissima e competente esecuzione del violino di Farinacci, sempre attento ad esprimere in maniera magistrale queste domande e risposte che si ripresentano in una stessa frase.      A volte si ha proprio questa sensazione di più persone che discutono, che animano i loro pensieri usufruendo del suono ma anche del silenzio, rapporto di base sempre presente in tutto il contesto compositivo, cardine dell’ esistenza umana. Ciò che più apprezziamo è anche l’ oculatezza con cui viene usata la percussività innata di tutti gli strumenti, magari meno in un violino, ma sintomo questo di una forma quasi di religioso rispetto nei confronti di uno strumento il cui valore storico è a tutti ben noto ed evidente. In questo nostro “excursus” attraverso le tracce volutamente inserite in Segni del tempo con estrema attenzione dispositiva, Cluster  fornisce materiale a Francioni per avviare un discorso compositivo dove ottavino, flauto, flauto in sol e contrabbasso si uniscono in una formazione estremamente stravagante, ma di notevole impatto sonoro. Una parte iniziale dove sembra che il contrabbasso la faccia da padrone e si pone più in evidenza rispetto agli altri strumenti, in specie con questa percussività che insieme a sonorità e bicordi ottimamente realizzati, portano ad un certo punto l’ ascoltatore a raffigurarsi delle “campane mistiche orientaleggianti”, sempre in questa punteggiatura ed accentuazione di un Tempo che scorre pacato sì, ma con una sorta di inesorabilità (e la medesima cosa compare con i flauti che  scandiscono un tempo fatto mai di frenesia ma costituito da estrema lucidità linguistico-compositiva). L’ uso del “sautillé” ai limiti delle possibilità espressive del contrabbasso, ed altri elementi tecnici, sembrano ad un certo punto creare una sorta di “caos esistenziale”, con l’ ostinato dei fiati che mette in risalto la qualità dell’ intero brano ma che, secondo noi, è anche il risultato di una spiccata sensibilità di Francioni, aspetto che non sta a significare l’ uniformità dei vari brani anzi, al contrario, la dimostrazione di una certa inquietudine che poi è caratteristica conduttrice di alcuni brani più introspettivi, i quali si riconoscono con estrema facilità .

Torniamo al solo contrabbasso, strumento sul quale Francioni dimostra di possedere una serie di varianti esecutive anche qui degne di ammirazione, poiché non scende mai nella banalità di carattere compositivo, od in una forma di ovvietà interpretativa, ma dimostra di avere fra le mani, e specie nel brano di cui parlasi, un vero e proprio “contrabbasso parlante”. Troviamo una ricerca appunto estrema della giustezza dei tempi nelle singole frasi, con pizzicati molto precisi e questa razionalità espositiva che spesso è ben evidenziata tramite l’ utilizzo di armonici artificiali a sfinire, abilità tecnica non improvvisata ma voluta secondo quanto la sua scrittura riflette su foglio. Le lunghe pause sono l’ aspetto predominante, specie se paragonate ai brani che precedono “Ricercare” , e non possono stare che a significare come il silenzio quasi cosmico costituisca una rottura nel fluire di un tempo il quale scorre nel sua pedantesca fluidità. E per poter meglio comprendere quello che si sostiene, Francioni qui è molto abile nello sfruttare tutte le possibilità espressive del suo contrabbasso, di grande ed ampio respiro. Quindi un “Trio”, in questo caso più rassicurante specie perché composto da viola, violoncello e contrabbasso strumenti che, appartenendo alla fine ad un’ unica famiglia, ben interagiscono fra loro. Un brano che preferiamo particolarmente poiché qui è evidente quel segno-del-tempo che parte da una sorta di basso ostinato, per poi alternarsi fra gli altri strumenti sicuramente al fine di valorizzare un particolare concetto creativo che, fino a questo punto, Francioni è riuscito a realizzare appieno. Interessante la parte in cui il contrabbasso cerca di dialogare, riuscendovi quasi magicamente, con dei sincopati ostinati del violoncello, mettendo per la prima volta in risalto un tempo diverso da quello utilizzato in precedenza, ma sotto il profilo concettuale sostanzialmente identico. L’ utilizzo inoltre di una forma quasi a mò di canone, riconferma quella nostra tesi della ricerca di un dialogo fra gli strumenti utilizzati, all’ interno di una spazialità sonora composta e rispettosa di quella determinata scorrevolezza del tempo lenta ma, come sempre, ben cadenzata. Subito dopo passiamo nuovamente in una situazione di caos a carattere introspettivo, nel quale prevale l’ alternanza fra pizzicati ed arco e, per un attimo, si ha la sensazione di ritrovarsi in una situazione ambientale estremamente piacevole, ma di stampo più occidentalistico. Si tratta proprio di una specie di effettistica su corde non certamente a ciò predisposte, ma che fanno realmente pensare e percepire questa sensazione di “ventosità sonora”, estremamente valorizzante. Giungiamo al termine di queste semplici osservazioni sui “Segni del tempo” di Enrico Francioni  con un brano, “Zauberspiegel”, che non poteva essere se non una composizione dedicata al contrabbasso solo. Un inizio che oseremmo definire “alla Rabbath” (non me ne voglia l’ esecutore), con l’ utilizzo dell’ arco molto vicino al ponticello e con sonorità che in questo caso si possono definire estremistiche. Il Tempo si fa notevolmente più cadenzato, meno pacato rispetto ai precedenti brani. La ripresa sonora dello strumento, in questo contesto, ne mette in risalto tutti gli aspetti espressivi-tecnico-esecutivi. Un’ ostinazione temporale che, talvolta, fa a pugni con un basso ostinato, con un fraseggio limpido e puro, con l’ uso di armonici sempre più evidenti. Sembra ritornare quella inquietudine esistenziale di cui si faceva cenno, ma in maniera marcata e decisa, passando attraverso glissati e sonorità misticheggianti, ad una serie di bicordi balzati che quasi tendono a ricreare una situazione sempre più caotica ma ben misurata, e con un fraseggio realmente estremo dal pianissimo al fortissimo, in questo caso in cui anche le pause si fanno molto più lunghe. Alla ripresa, il contrabbasso sembra quasi collidere con una certa forma di lamentosità che si esercita con virtuosistici “sautillè” proprio sugli armonici. C’è un ritorno quasi dovuto a quelle sonorità mistiche, orientaleggianti nelle quali i pizzicati più che mai tendono a divenire dei cantabili. Un archetto tambureggiante sulle corde con rimbalzi esasperati ed una tipologia di suoni che predilige anche il c.d. “strofinìo”. Il canto qui è sempre più di tipo percussivo e non manca mai l’ alternarsi del silenzio-suono-silenzio, ove sembra quasi di ritrovarsi nelle predette tonalità minori ed in cui le sonorità si fanno di carattere  tantrico, ed infine una percepibilissima cadenza temporale maggiore. Il tutto condito da un virtuosismo lirico-affettivo, in cui i cantabili si presentano sia in posizione al manico che al capotasto, segno questo di padronanza dello-e -sullo strumento. Insomma, una conclusione di un lavoro assemblato da brani concepiti in momenti diversi, con maggiore sfoggio di frasi melodiche e dissonanze mai fine a se stesse.
     Una produzione, questa di Francioni, che non lascia “segni” sulla valenza del compositore che, sempre a nostro giudizio, merita un tributo soprattutto per aver creato un lavoro che potevamo pensare sulle prime frammentato o frammentario, ma che al contrario ha dimostrato le capacità di un Artista che pensiamo debbano essere valorizzate da una critica sempre più ampia. Senza dimenticare l’ estrema competenza esecutiva anche di Francesco Manna (ottavino, flauto e flauto in Sol), Aldo Vianello alla chitarra, Aldo Zangheri alla viola, Gabriele Zoffoli al violoncello, Pasquale Farinacci al violino e Patrizia Carciani, “last but not least” all’ arpa. Un insieme di professionisti ed artisti al servizio dell’ Arte del fare Musica.

Vito Liuzzi

 

dr. F.A. STEINHAUSEN

LA CONDOTTA DELL' ARCO

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"We all must thank you, Dear Vito, for your tireless work for all of us bassists!"  You are doing so much for your colleagues and your art.

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